Le prospettive dei servizi ECEC in Italia. L’esperienza di SPROUT

Nell’ambito del progetto europeo SPROUT finalizzato alla definizione di profili professionali per gli educatori dei servizi alla prima infanzia, ENAIP NAZIONALE Impresa Sociale in partenariato con Fondazione De Marchi, si è tenuto martedì 20 giugno alle ore 11.00 presso la sede nazionale di ENAIP a Roma un seminario sui temi del progetto.
Il seminario ha ripercorso le tappe principali del lavoro svolto per la definizione del profilo professionale dell’educatore ECEC e per la riflessione culturale metodologica dei focus group e dei workshop (Mimma Giaccari, Raffaella Giammarco, ENAIP Nazionale).
L’intervento di Maria Cristina Picchio (CNR) è stato dedicato alla figura dell’educatore competente all’interno dei processi evolutivi aperti con l’istituzione di un sistema integrato 0-6.
Fiorella Farinelli (ENAIP Nazionale) dopo aver illustrato i contenuti del decreto istitutivo n. 65/2017, ha condotto la discussione tra i partecipanti al seminario. Sono stati in particolare analizzati sia gli aspetti innovativi della normativa, sia le questioni tuttora irrisolte o comunque affidate a definizioni successive da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti.
Assoluta centralità è stata data in tale contesto alla valore strategico delle politiche formative sia iniziali che in servizio.

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Per una formazione in servizio di qualità: una proposta di linee guida

La formazione in servizio dello staff educativo nei Servizi ECEC (Early Childhood Education and Care) è una delle priorità principali utili per aumentare la qualità di tali servizi, seguendo le indicazioni dell’OCSE a riguardo (si vedano ad esempio i report della serie “Starting Strong”). Esiste infatti ad oggi un accordo generale sul fatto che la qualità sia importante per ottenere dei significativi effetti per i bambini e relative famiglie che frequentano tali strutture. La ricerca in questo ambito ha suggerito di focalizzare l’attenzione su un gruppo di aspetti chiave per la qualità nei servizi ECEC. Tra questi, migliorare le qualifiche, la formazione in servizio e le condizioni lavorative dello staff che lavora all’interno di questi servizi. Per fare in modo che lo staff educativo e insegnante dei servizi ECEC mantenga la sua qualità professionale nel tempo c’è bisogno di un coinvolgimento in attività di formazione in servizio e di sviluppo professionale. La formazione in servizio ha il potenziale di raggiungere le conoscenze e le abilità di cui i membri dello staff possono essere deficitari, a causa dei costanti cambiamenti professionali. Ad oggi non c’è un consenso specifico su cosa sia meglio fare per formare efficacemente lo staff educativo ECEC in servizio. Esistono però una serie di indicazioni che dicono che: a) la formazione in servizio può essere realizzata “sul posto di lavoro” o può essere fornita da una fonte esterna, come ad esempio gli istituti di formazione o università; b) la formazione in servizio può essere realizzata attraverso per esempio le riunioni del personale, workshop, conferenze, corsi di formazione, pratiche di supervisione e tutoraggio; c) solo quando le esperienze di formazione sono progettate sulle esigenze del personale, allora queste possono avere esiti favorevoli. Risulta però meno noto che cosa è meglio fare per preparare, progettare, implementare e valutare la formazione in servizio per il personale ECEC. Nella serie di report “Starting Strong”, i ricercatori dell’OCSE, affermano che la chiave per un efficace sviluppo professionale è identificare le strategie di formazione “evidence based”, e contenuti curricolari che consentano allo staff educativo ECEC di essere in grado di lavorare efficacemente. Non è ad oggi però chiaro: a) quali sono le strategie di formazione “giuste” per il personale ECEC; b) come sia possibile scegliere le strategie giuste per percorsi formativi specifici per lo staff ECEC; c) quali siano i collegamenti tra caratteristiche ed esigenze individuali e organizzative nella progettazione formativa in servizio.

In base a questo scenario, all’interno del progetto SPROUT: Same PROfile for Unique Training in ECEC services si sono sviluppate delle linee guida e strumenti per la formazione in servizio dello staff ECEC, basate sul profilo sviluppato. Le linee guida sono basate su diverse fonti di informazione:

  • Interviste e focus group con esperti nel contesto italiano.
  • Literature review su questo tema in Europa.
  • Conoscenza pratica sul funzionamento del processo formativo in ambito ECEC.

Le linee guida, nell’ambito del progetto, sono utili per progettare e implementare la formazione in servizio nelle istituzioni ECEC. Le linee guida contengono informazioni sui contenuti formativi, sui metodi formativi e sul processo formativo , anche considerando la dimensione organizzativa. Nelle linee guida è possibile trovare indicazioni pratiche operative su una serie di metodi formativi, tra cui:

  • Uso dei video per attività di micro-teaching.
  • Lezioni frontali.
  • Action learning.
  • Outdoor training per educatrici e insegnanti.
  • Formazione tra pari.
  • Pratiche riflessive.

I metodi sono descritti anche attraverso dei video, una selezione dei quali è disponibile qui: https://drive.google.com/drive/folders/0B0aj5-X-PrpAOUFJM01iZHp4OXM?usp=sharing

Verso un sistema nazionale integrato di cura e di educazione 0-6 anni

Oggi presso la sede della Fondazione Franco Demarchi sono stati presentati gli esiti del progetto europeo “SPROUT”, focalizzato sul profilo professionale degli educatori e degli insegnanti nei servizi all’infanzia, nato in seguito alla pluridecennale esperienza della Fondazione Demarchi nella formazione di base degli educatori nei nidi d’infanzia e nei servizi integrativi. Nel corso del seminario “Le sfide del sistema integrato di istruzione e educazione 0-6 anni”, sono stati illustrati il profilo professionale dell’educatore/educatrice, le potenzialità dell’esperienza svedese, le possibili evoluzioni dello stesso progetto, gli scenari auspicabili di integrazione del sistema educativo in un’ottica 0-6 in Italia, e il lavoro svolto in provincia di Trento.

 

In apertura Francesco Pisanu, ricercatore e coordinatore del progetto SPROUT della Fondazione Demarchi, ha presentato la situazione italiana che prevede un modello differenziato sia per quanto concerne la formazione del personale impiegato, sia per la gestione dei servizi: quello da 0 a 3 anni e quello della scuola dell’infanzia dai 3 ai 6 anni. “Durante il progetto Sprout – ha sottolineato Pisanu – si è andati a definire un profilo professionale unico e integrato, come esiste in altri paesi europei, strutturato per competenze e declinato per conoscenze e abilità. Tocca cinque ambiti, quello pedagogico/educativo, metodologico, relazionale, organizzativo e quello normativo/istituzionale. Questo profilo è stato poi validato attraverso l’utilizzo di diversi strumenti come un questionario somministrato a più di 500 persone tra educatori e insegnanti spagnoli, svedesi e italiani”. A tal proposito Fiorella Farinelli, rappresentante dell’Enaip di Roma nonché partner di progetto, ha riportato come ci siano molte resistenze sull’unificazione dei due profili, anche se il profilo professionale sviluppato per competenze è stato considerato interessante e innovativo, soprattutto per i possibili sviluppi di carriera a cui il nuovo profilo può portare. In Svezia, ha riferito Elisabeth Thorburn di Sweducare, hanno impiegato 20 anni per arrivare ad un sistema integrato che facilita la mobilità professionale in ambito europeo e dal 1998 esiste un modello unitario per i servizi all’infanzia, che si basa sul Curriculum nazionale, un documento che fissa gli obiettivi e le regole di funzionamento dei servizi per bambini da 0 a 6 anni.

Dalla Spagna Manon Van Leeuwen di Baby Erasmus ha presentato la possibile evoluzione del progetto “SPROUT”, “orientata a sviluppare un assessment metodologico che possa raggiungere target differenziati e rendere i risultati più accessibili.”

Italo Fiorin, della LUMSA e già coordinatore della Commissione Nazionale per le nuove Indicazioni della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, ha presentato lo scenario che si sta delineando in Italia alla luce della legge nazionale 107 della Buona Scuola, la quale prevede l’integrazione dei servizi 0-6 anni mantenendo però una distinzione tra servizi educativi (0-3 anni) e scuole dell’’infanzia (3-6 anni). “Per realizzare appieno le finalità della legge – ha dichiarato Fiorin – è necessario un meticciamento e uno scambio tra la cultura della cura tipica del settore 0-3 e la cultura dell’insegnamento del settore 3-6”.

A chiudere il seminario Miriam Pintarelli, direttrice dell’Ufficio Infanzia della Pat, ha sottolineato come il decreto nazionale lasci spazio di azione alle province autonome di Trento e di Bolzano: “La Pat non si è ancora pronunciata nel merito, seppur condivide idealmente i principi del decreto stesso.” Pintarelli ha inoltre riferito che a livello provinciale le finalità dei due settori sono già le stesse, che le percentuali di frequenza sono molto alte sia nei nidi che nelle scuole dell’infanzia rispetto alle medie nazionali, che al personale è richiesto un titolo di studio universitario in entrambe i settori e che più della metà dei nidi provinciali condivide già la stessa sede delle scuole dell’infanzia, aumentando quindi la possibilità di collegamento tra i due. La Provincia Autonoma di Trento – ha concluso Pintarelli – si pone quindi con interesse e con un’idealità verso l’integrazione 0-6, anche se ci sono nodi da sciogliere come il tema del personale e il tema della gestione.”

Ufficio stampa Fondazione Franco Demarchi
Deflorian Lara
Tel: 0461 273718 – 338 7500439