Educatori 2.0: le otto competenze digitali da far coltivare ai propri alunni

L’educazione è chiamata sempre più a confrontarsi con uno scenario in cui la tecnologia, e l’utilizzo dei nuovi dispositivi, occupa un ruolo centrale. Partendo dall’evidenza di un mondo sempre più “connesso”, un recente studio condotto da Stephanie Thomson (World Economic Forum) ipotizza ad esempio che nel 2026 addirittura il 90% della popolazione mondiale possiederà un device collegato a internet.

Alla luce di questi dati diventa fondamentale che gli adulti del futuro siano preparati ad utilizzare gli strumenti che la “rete” mette a disposizione nel migliore dei modi e non solo: diviene importante anche preparare i bambini di oggi ai pericoli che il mondo del web può presentare.
La tecnologia sta entrando nelle scuole con insistenza sempre maggiore ed è destinata a diventare protagonista anche nel settore educativo: gli educatori di oggi devono quindi relazionarsi a tale realtà e far sviluppare nei propri alunni alcune “skill” imprescindibili per una buona educazione digitale.

Queste le 8 “capacità digitali”, stilate dal World Economic Forum, sulle quali costruire un buon metodo di approccio al mondo della tecnologia da parte dei “nativi digitali”:

  1. Digital identity: la consapevolezza della propria presenza online, e la capacità di gestirla al meglio.
  2. Digital use: la capacità di utilizzare dispositivi e sistemi differenti.
  3. Digital safety: saper risconoscere i rischi di cyberbullismo, radicalizzazione, violenza, oscenità.
  4. Digital security: l’abilità di riconoscere i pericoli di hacking e truffe e comprendere quali siano le pratiche necessarie per proteggere i propri dati e i propri device.
  5. L’empatia digitale o Digital emotional intelligence: l’intelligenza emotiva che permette di approcciarsi con consapevolezza all’altro anche dietro ad uno schermo.
  6. La comunicazione digitale: la capacità di comunicare e collaborare con  farsi capire con gli altri attraverso l’uso di tecnologia e media.
  7. L’alfabetizzazione digitale: la capacità di trovare informazioni on line, valutarne la credibilità, creare propri contenuti e condividerli nel modo migliore.
  8. I diritti digitali: essere consapevoli del diritto alla libertà di parola e di pensiero, ma anche del diritto alla privacy, alla proprietà intellettuale e dell’ancora discusso diritto all’oblio.

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L’obiettivo dello sviluppo di tali competenze nei più piccoli è quello di andare a incrementare una sorta di “intelligenza digitale” (Digital Intelligence, DQ) che permetterà loro di migliorare l’approccio agli strumenti tecnologici, ormai parte integrante degli aspetti educativi delle nuove generazioni. I formatori di oggi, che a differenza dei giovanissimi hanno visto la nascita e la crescita della tecnologia nel tempo, assumono di conseguenza il compito di accompagnarli, educarli, ad una realtà costantemente “connessa” e “multimediale”.

Per approfondire: l’articolo originale comparso su The World Economic Forum
“8 digital skills we must teach our children”

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Denatalità: dal secondo dopoguerra ad oggi mai così poche nascite. E se il rilancio dei servizi educativi 0-6 fosse la soluzione alla crisi demografica?

Il 2015 ha confermato una preoccupante tendenza per l’Italia: dal secondo dopoguerra infatti non ci sono mai state così poche nascite. Solo 488 mila i bambini e le bambine venute al mondo ovvero 15 mila unità in meno rispetto al 2014. Da cinque anni ormai la fecondità è in netto calo così da giungere ormai a 1,35 figli per donna.

Alla luce di questi dati Fiorella Farinelli, nel suo articolo Ma il bambino dove lo metto?, pubblicato sull’ultimo numero della rivista quindicinale “Rocca”accompagna il lettore attraverso le cause di questo trend preoccupante per trovare le possibili soluzioni. Fari puntati sui servizi educativi 0-6 (asili nido dai 0 ai 3 anni e le scuole per l’infanzia dai 3 ai 6 anni), il cui rilancio è stato individuato, da una parte della compagine politica al governo, come punto cardine per il raggiungimento di un andamento demografico più equilibrato.

Alla base del crollo di nascite vi è infatti l’insicurezza, da parte dei futuri genitori, di avere effettivamente a disposizione delle strutture educative di buona qualità, a costi accessibili, indispensabili alla crescita dei loro figli. I dati odierni riguardo alle strutture presenti in Italia sembrano confermare tali mancanze: basti pensare all’insufficiente copertura degli asili nido (il 22,4% rispetto al totale dei bambini sotto i 3 anni), alla scarsa competitività delle tariffe rispetto a molti paesi europei o alla cattiva formazione degli addetti ai lavori. La creazione di una continuità tra gli asili nido e le scuole per l’infanzia si presenta quindi come una possibilità di riformare e migliorare l’istruzione infantile del nostro paese.

E’ necessaria quindi un’inversione di rotta che permetta sia alle giovani donne di non doversi preoccupare di eventuali carenze, qualitative e quantitative, dei servizi educativi per l’infanzia sia ai bambini di crescere in ambienti stimolanti, pieni di relazioni, e tutelati dal punto di vista igienico e sanitario.