Asili nido: secondo un recente studio frequentarli ha effetti negativi sulle capacità cognitive e non cognitive dei bambini. Ma i dati sono sempre il riflesso della realtà?

Recentemente è apparso, su numerose riviste e blog del settore dei servizi alla prima infanzia, uno studio presentato alla XVIII Conferenza Europea della Fondazione Rodolfo Debenedetti “Child Care Policies” che ha destato non poche proccupazioni. Lo studio in questione “Effetti dell’asilo nido sulle capacità cognitive e non cognitive dei bambini” a cura di Andrea Ichino, Margherita Fort e Giulio Zanella valuta gli effetti dell’asilo nido su:

  • quoziente intellettivo
  • tratti della personalità e problemi di comportamento
  • salute

Dalla ricerca è emerso che la frequenza del nido in età 0-2 anni ha effetti negativi sul quoziente intellettivo dei bambini nel medio termine. In termini di comportamento lo studio non registra alcun effetto significativo sui tratti della personalità. E’ emerso, inoltre, che la frequenza al nido genera vantaggi in termini di salute, riducendo la probabilità di essere sovrappeso all’età di 8-14 anni. L’effetto è più forte per i bambini che per le bambine.

I risultati di questa ricerca suggeriscono,secondo il gruppo di studio:

  • Il rapporto educatori/bambini è da tenere in seria considerazione per prevenire effetti negativi sullo sviluppo cognitivo.
  • Sono possibili eterogeneità di genere sugli effetti del nido sui tratti cognitivi, pertanto, alcune differenziazioni nel trattamento di bambini e bambine nei nidi potrebbero essere desiderabili.
  • Gli standard nutrizionali a età 0-2 anni sono importanti per ridurre la propensione all’obesità infantile e pre-adolescenziale.

Certamente questi dati suscitano allarmismo e sconcerto e si contrappongono a numerosi altri studi leggi anche Infanzia: Diversi studi confermano l’importanza dei servizi ECEC per lo sviluppo del fanciullo

Vediamo cosa ne pensa Fiorella Farinelli esperta di formazione e didattica:

Anni fa, quando esplose la grave crisi finanziaria da cui non ci siamo ancora ripresi, perfino la solitamente laconicissima regina Elisabetta  qualche dubbio sull’efficacia degli strumenti interpretativi degli economisti volle dichiararlo. E pubblicamente.

Com’era potuto succedere che i  venerati guru dell’economia globale non avessero in alcun modo previsto lo tsunami che  stava per abbattersi sul mondo ?
A quella domanda nessuno ha ancora risposto. Ma intanto si sa che può andare ancora  peggio quando gli strumenti e le metodologie  della scienza cosiddetta “triste” vengono applicati ad oggetti di indagine di tutt’altra  natura, quali ad esempio i complessi e personalissimi processi di crescita – cognitiva, affettiva, comportamentale – che si realizzano dentro i contesti educativi.

Alla fattispecie sembra appartenere  il  recente studio di Andrea Ichino, professore dell’università di Bologna , sul rapporto che ci sarebbe tra la partecipazione ai nidi di bambini tra 0 e 2 anni e il loro quoziente di intelligenza misurato a 8-14 anni, quindi dopo un consistente numero di  anni trascorsi tra  scuola per l’infanzia e  primaria .

Rapporto negativo, sostiene lo studio, anzi pericoloso. Ma curiosamente solo per i bambini appartenenti a nuclei familiari non svantaggiati, e comunque più per le bambine che non per i bambini. In questione ci sarebbe soprattutto la perdita delle sollecitazioni e degli stimoli cognitivi assicurati dal rapporto 1 a 1 tra bambini e figure adulte, perdita che invece non si dà quando i piccoli sono affidati alla cura  di mamme, nonne, baby sitter eccetera. Ancora più curiosamente, però, dalla partecipazione all’esperienza del nido non deriverebbero invece effetti negativi di natura affettivo-comportamentale, i primi – potrebbero pensare gli ingenui o i meno illuminati – a dover risentire negativamente di una carente esclusività nei rapporti bambini-adulti.

Perché ? Dallo studio non emergono, si direbbe, spiegazioni convincenti.

Così c’è chi commenta sbrigativamente che si tratta di “provocazione”, e certo colpisce che, invece che occuparsi della straordinaria scarsità italiana di buoni servizi per la prima infanzia, si dedichino studi e risorse a dimostrare l’inquietante pericolosità – ma solo per i figli delle famiglie di fascia più alta –  dei pochi che ci sono. Magari a fin di bene, per dimostrare che sarebbe utile  che finalmente anche i padri si dedicassero di più alla cura dei bambini piccoli, ma con qualche evidente effetto distorsivo . Ne emerge  infatti   una rappresentazione  degli asili nido più simile  a quella dei terribili orfanotrofi  in cui i bambini imparano a parlare più tardi per scarsità o addirittura assenza di flussi affettivo/comunicativi con gli adulti che a quella delle nostre migliori strutture educative. Dove gli ambienti sono indubbiamente più ricchi di stimoli sensoriali e più sicuri di qualsiasi ambiente domestico normale,i figli unici possono imparare prestissimo a relazionarsi con altri bambini, l’accudimento e la cura si svolgono in un clima affettivo solitamente caldo e dedicato.

C’è dunque qualcosa  che non convince in questo studio, ma  la “provocazione” può essere utile se serve a mettere a fuoco non solo la quantità (sempre troppo scarsa ) di questi servizi educativi, ma anche la loro (sempre più variabile ) qualità. E temi delicati come il numero di bambini per educatrice,  la qualità professionale di tutto il  personale, l’appropriatezza dei materiali e dei giochi, il rapporto tra ambienti chiusi e artificiali e ambienti naturali… .  Troppo importanti, per bambini e mamme,  gli asili nido per perdere l’occasione.

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Workshop in selezione e reclutamento. SProUT ⁺Project cerca studenti, laureati e professionisti del settore della prima infanzia.

SProUt⁺ Project è alla ricerca di studenti, laureati e di educatori  che lavorano nei servizi alla prima infanzia e nelle scuole materne (sia nel settore pubblico che in quello privato) per la realizzazione di un workshop sulla gestione del personale educatore/insegnante partendo dal delinearne il profilo professionale.

La sessione formativa si focalizzerà su selezione e reclutamento, analisi del potenziale, analisi del fabbisogno formativo: il progetto SPROUT intende fornire supporto alle istituzioni pubbliche e private che si occupano di educazione e cura alla prima infanzia.

Durante la mattinata verranno condivisi una serie di strumenti di selezione del personale, tra cui la Behavioral Event Interview (BEI) e la Situational Interview (SI), progettati per essere congruenti con il profilo di competenze di educatori/insegnanti in seguito i partecipanti saranno coinvolti in un lavoro di gruppo durante il quale saranno individuati e discussi alcuni scenari possibili che possono verificarsi in fase di selezione.

Verrà seguito uno schema di lavoro già collaudato durante l’ultimo convegno SProUT in Svezia da importanti figure del settore  e proposto in tre diversi paesi: Svezia, Spagna e Italia.

A fine giornata ai partecipanti saranno resi disponibili gli esiti del workshop, verranno forniti:

  • una serie di tracce per colloqui, utilizzabili in diversi ambiti della gestione del personale educatore/insegnante, come la selezione e la valutazione del potenziale e l’analisi del fabbisogno formativo;
  • gli strumenti di valutazione degli esiti dei colloqui, per ottenere il massimo dell’efficacia e della sostenibilità di tali strumenti.

A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato di partecipazione valido come giornata di formazione/aggiornamento per gli educatori.

Per gli studenti può essere un’imperdibile occasione per osservare da vicino il mondo della selezione e di conseguenza imparare a gestire e ad affrontare un colloquio senza esserne coinvolti in veste di candidati.

Il workshop si terrà a Roma in via G.Marcora 18/20

Le date previste sono:

Martedì 19 Luglio 2016

Giovedì 21 luglio 2016

Iscriviti e segnalaci la tua disponibilità*

Ricorda di inserire la data scelta nella sezione “data scelta”

 

 

Per saperne di più su SProUT⁺Project

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*La data del workshop verrà scelta in base a quella che avrà riscosso più adesioni. La classe sarà composta da 10/15 partecipanti.

La partecipazione all’esperienza educativa del bambino è un’ opportunità offerta a tutti i genitori. Ma qual’è il ruolo che essi ricoprono?

In Italia una delle esperienze più significative e consolidate di sistema integrato di servizi è rappresentato dai servizi emiliani, che hanno creato un vero e proprio modello pedagogico, il Reggio Emilia Approach, fondato sul pensiero del grande pedagogista Loris Malaguzzi, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo e punto di riferimento per molti servizi.
Il Reggio Emilia Approach è una filosofia educativa che si fonda sull’immagine di un bambino e, in generale, di un essere umano portatori di forti potenzialità di sviluppo e soggetti di diritti, che apprendono, crescono nella relazione con gli altri.
Questo progetto educativo globale, che viene portato avanti nelle Scuole e nei Nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia e al quale si ispirano scuole di tutto il mondo, si fonda su alcuni tratti distintivi: la partecipazione delle famiglie, il lavoro collegiale di tutto il personale, l’importanza dell’ambiente educativo, la presenza dell’atelier e della figura dell’atelierista, della cucina interna, il coordinamento pedagogico e didattico.

Nell’esperienza educativa di Reggio Emilia, il nido e la scuola sono pensati come un contesto di interazione permanente tra i tre soggetti protagonisti: bambini, educatori, genitori, dove ognuno è portatore di proprie attese e propri diritti, che trovano nel servizio educativo ascolto, accoglienza e possibilità di sviluppo, in una intensa trama di rapporti e processi di formazione e di partecipazione.
La partecipazione è una opportunità offerta a tutti i genitori. Attraverso le occasioni partecipative ogni genitore può essere più informato sul proprio bambino, sentirsi parte di un gruppo che condivide un’esperienza educativa, avere maggiori conoscenze sul nido/sulla scuola e sui progetti in corso, attraverso anche un coinvolgimento diretto.
La partecipazione è un modo di vivere l’educazione nella quotidianità della vita della scuola, è una strategia educativa che viene costruita e agita nell’accoglienza reciproca, nell’incontro e nella comunicazione giorno dopo giorno. La quotidianità dell’esperienza di apprendimento e di convivenza che i bambini vivono a scuola è sicuramente importante per rafforzare nelle famiglie l’idea di educazione come bene comune: perché condizione imprescindibile per l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone, perché di tutti. La partecipazione è anche una responsabilità che ogni genitore è invitato ad assumere, come cura verso l’esperienza educativa nei diversi livelli, che dalla singola struttura educativa si ampliano alle politiche cittadine.
La partecipazione dei genitori inizia già con l’opportunità di visitare gli ambienti dei nidi e delle scuole, nel periodo delle iscrizioni, occasione in cui si apre e si attiva un primo dialogo con gli insegnanti e il contesto, in cui proiezioni, sogni, desideri si confrontano.
Dopo l’assegnazione del posto, prima che il bambino/a cominci a frequentare, avviene il colloquio individuale con gli insegnanti e l’incontro con i genitori che formeranno il gruppo della sezione. Da qui si apre un mondo di relazione, partecipazione e scambio con insegnanti, cuoco e personale ausiliario e con gli altri genitori, che apre alla possibilità di conoscere e cogliere il progetto educativo del nido e della scuola e di intrecciarlo con il progetto educativo della famiglia.
La prima dimensione di partecipazione e di gruppo che viene proposta ai bambini e ai genitori è quella della sezione, dove costruire insieme o condividere i significati delle regole di vita a scuola, e questa permette alle persone, adulti e bambini, di sentirsi parte di un gruppo. Gli insegnanti di ogni sezione costruiscono ed espongono, in spazi dedicati e presentati all’inizio dell’anno scolastico, plurime forme di comunicazione quotidiana rivolte ai genitori e alle famiglie, quali strumenti per approfondire la comunicazione con i figli e per essere informati.
Negli incontri di sezione e nei colloqui individuali con i genitori l’esperienza vissuta con i bambini viene raccontata inserendola nel contesto più ampio di percorsi progettuali, che si arricchiscono con i contributi delle famiglie.
In ogni nido e scuola dell’infanzia comunali è attivo il Consiglio Infanzia Città: un organo di partecipazione, composto da genitori, insegnanti, pedagogisti e cittadini che vengono eletti democraticamente ogni tre anni e che ogni anno si rinnova accogliendo la disponibilità e l’interesse dei nuovi genitori. Il ruolo dei genitori dei Consigli Infanzia Città è di essere, insieme agli insegnanti, promotori di iniziative, incontri, eventi, progetti, che hanno l’intento di coinvolgere tutti coloro che frequentano il nido o la scuola e di offrirsi al territorio e alla cittadinanza quale opportunità di incontro con la cultura dell’infanzia e dei servizi educativi. I Consigli Infanzia Città trovano nell’Interconsiglio cittadino un luogo di raccordo, scambio e progettazione condivisa.
L’Interconsiglio è convocato e presieduto dal Presidente dell’Istituzione che, insieme ai dirigenti e ai responsabili politici della città, informa e consulta genitori, cittadini e operatori sulle scelte relative ai servizi per l’infanzia della città.
Ancora una volta le indicazioni nazionali già più volte citate possono essere utilizzate anche per approfondire qual è il ruolo attribuito alle famiglie nell’ambito delle scuole per l’infanzia italiane. Citiamo testualmente alcuni passaggi del curriculo.
Le famiglie sono il contesto più influente per lo sviluppo affettivo e cognitivo dei bambini. Nella diversità di stili di vita, di culture, di scelte etiche e religiose, esse sono portatrici di risorse che devono essere valorizzate nella scuola, per far crescere una solida rete di scambi comunicativi e di responsabilità condivise.
L’ingresso dei bambini nella scuola dell’infanzia è una grande occasione per prendere più chiaramente coscienza delle responsabilità genitoriali.
Mamme e papà (ma anche i nonni, gli zii, i fratelli e le sorelle) sono stimolati a partecipare alla vita della scuola, condividendone finalità e contenuti, strategie educative e modalità concrete per aiutare i piccoli a crescere e imparare, a diventare più “forti” per un futuro che non è facile da prevedere e da decifrare.
Per i genitori che provengono da altre nazioni e che sono impegnati in progetti di vita di varia durata per i loro figli nel nostro paese, la scuola si offre come uno spazio pubblico per costruire rapporti di fiducia e nuovi legami di comunità. Modelli culturali ed educativi, esperienze religiose diverse, ruoli sociali e di genere hanno modo di confrontarsi, di rispettarsi e di evolvere verso i valori di convivenza in una società aperta e democratica.
Le famiglie dei bambini con disabilità trovano nella scuola un adeguato supporto capace di promuovere le risorse dei loro figli, attraverso il riconoscimento delle differenze e la costruzione di ambienti educativi accoglienti e inclusivi, in modo che ciascun bambino possa trovare attenzioni specifiche ai propri bisogni e condividere con gli altri il proprio percorso di formazione.

I servizi ECEC prospettive, vantaggi e riferimenti normativi, ma in Italia come funziona?

In Italia gli asili nido e le scuole dell’infanzia sono nati e si sono sviluppati come servizi educativi distinti e separati. Per un insieme di ragioni riferibili alla diversità degli attori istituzionali competenti e dei soggetti gestori, inoltre, ognuno dei due servizi presenta al suo interno una molteplicità di caratterizzazioni specifiche. Gli asili nido pubblici perché, pur nel quadro di una normativa nazionale unica, sono un ambito in cui si esercitano le competenze programmatorie, regolamentari, gestionali dei singoli Comuni. Le scuole per l’infanzia perché sono nate per iniziativa di istituzioni ed enti diversi e si articolano tuttora  in  tre  distinti  settori:  statale,  comunale  e  private    (paritarie  e  non  paritarie).  Si aggiungono a ciò spiccate diversificazioni anche territoriali, in primo luogo sul versante del  rapporto  tra  domanda  e  offerta  ma  anche  su  quello  dell’assetto  strutturale  (a tempo pieno e a tempo ridotto).  Occorre inoltre sottolineare che, mentre le scuole per l’infanzia , pur non appartenendo all’istruzione scolastica obbligatoria, appartengono a pieno  titolo  all’ordinamento  scolastico  e  prevedono –se  a gestione  pubblica – l’accesso  gratuito  da  parte  degli  utenti,  gli  asili  nido  sono  “servizi  a domanda individuale”.  Essi  vengono  realizzati   cioè   non   per   un   obbligo   istituzionale   ma a domanda degli utenti, il che comporta tra l’altro l’obbligo per i Comuni di coprire una parte consistente dei costi reali con le tariffe di iscrizione.
I  servizi  educativi  rivolti  alla  prima  infanzia  promuovono il  diritto  dei  bambini  e  delle bambine alla cura, all’educazione e all’apprendimento.
Quest’ultimi fanno riferimento a una base valoriale che orienta il loro operato e rispetto alla quale si fanno promotori.
In   particolare   i   servizi   ECEC,   sostengono   il   rispetto   dei   diritti   umani   e   dei   valori democratici   fondamentali,   il   valore   intrinseco   di   ciascun   individuo   e   il   rispetto dell’ambiente. Durante l’attività con i bambini promuovono attivamente, valori quali l’inviolabilità della vita umana, la libertà e integrità individuale, l’uguaglianza di genere e la solidarietà nei confronti dei più deboli.
Le  strutture  come  i  nidi  e  le  scuole  dell’infanzia,  rappresentano  delle  risorse  per  la collettività,  andando  a  interagire  e  collaborare  con  il  sistema  delle  offerte  formative, culturali e educative del territorio. In quanto attori sociali si impegnano nell’adottare un’ottica bifocale in grado di coniugare  l’attenzione  alla  dimensione  locale  con le esigenze  di  una prospettiva  planetaria  che  chiama  questi  servizi  a misurarsi  con  sfide legate a dimensioni internazionali e multiculturali.
I  servizi   ECEC,   si   strutturano  come laboratori  culturali all’insegna  dell’innovazione pedagogica e sociale continua, basata sull’interazione tra le strutture come il nido e la scuola, le famiglie e le istanze cittadine. In questo modo va a delinearsi una comunità educande,   in  grado   di   prendersi   carico   della   formazione   integrale   dei   bambini promuovendo una generale condizione di benessere e una ricca, originale e armonica esperienza di vita.
Al loro interno i bambini sono concepiti quali protagonisti attivi dei processi di crescita e costruttori di esperienze a cui attribuire senso e significato. In primo piano troviamo una concezione  olistica  del  bambino,  che  viene  concepito  nella  sua  interezza  in  quanto portatore di bisogni e specificità. In questo senso, ad ognuno è riconosciuto il diritto ad essere valorizzato nella propria identità, unicità, differenza e nei propri tempi di sviluppo e crescita.
Per  poter  perseguire  questi  principi  i servizi  ECEC  si  strutturano  in  modo  tale  da  poter offrire dei contesti educativi adeguati ai bisogni di sostegno emotivo, continuità, cura e crescita nell’autonomia  dei  bambini  e  delle  bambine.  Per  adempiere  al  meglio  a questo   compito  possono   fare   riferimento   alle   più   recenti   acquisizioni   in   campo pedagogico,  in  grado  di  guidare  la  programmazione  e  l’offerta  educativa, affiancandola con un’attitudine alla ricerca e sperimentazione continua in grado di incentivare il perfezionamento delle pratiche e la formazione continua. Compito di questi servizi è anche il saper rispondere ai bisogni delle famiglie in termini di flessibilità organizzativa, di orari di apertura e di frequenza, di sviluppo e diversificazione dell’offerta dei servizi; consentendo alle famiglie l’opportunità di partecipare alla vita e all’organizzazione  del  nido  d’infanzia.  Quest’ultime  assumono  un  ruolo  centrale,  in quanto  contesti  primari  di  crescita  e  socializzazione  a  cui  i  bambini  e  le  bambine appartengono e in cui si riconoscono.
Riferimenti normativi in materia di servizi ECEC
Il  sistema  di  istruzione  in  Italia  è  organizzato  secondo  i  principi  di  sussidiarietà  e  di autonomia  delle  scuole.  Lo  Stato  ha  competenza  legislativa  esclusiva  in  materia  di istruzione,  sulle  norme  minime  per  garantire  tutto  il  paese  e  sui  principi  fondamentali che le Regioni devono rispettare nell’ambito delle rispettive competenze.
Le Regioni condividono le loro competenze legislative con lo Stato su tutte le questioni inerenti  l’istruzione,  eccetto  per  l’istruzione  e  la  formazione  professionale  in  cui  hanno esclusiva competenza legislativa.
I  servizi  ECEC  per  i  bambini  di  età  inferiore  ai  3  anni,  offerti  dai  nidi  di  infanzia,  sono organizzati a livello locale e non fanno parte del sistema educativo.
I servizi ECEC per i bambini  dai  3  ai  6  anni,  offerti  dalle  scuole  dell’infanzia,  sono  parte  del  sistema  di istruzione, secondo la legge n. 53 del 2003.

Al via lo “zerosei”? Come sarà?

https://i2.wp.com/www.scuola7.it/images/cerini.pngLe ricerche internazionali e nazionali convergono nel ritenere che un’esperienza educativa di qualità nei primi anni di vita, ancora prima dei tre anni di età, può risultare decisiva nel garantire pari opportunità di crescita a tutti i bambini, a prescindere dalle stesse condizioni sociali e culturali di appartenenza. Il dato è confermato anche dalle ricerche presentate in questi giorni dalla “Fondazione De Benedetti”*. Eppure, la situazione italiana in materia di servizi educativi per la prima e la seconda infanzia (da zero a sei anni) è del tutto deficitaria, al di sotto delle soglie minime che l’Europa auspica.

Il percorso 0-6 è presidiato da due strutture con solida identità organizzativa e istituzionale: l’asilo nido, che però risponde solo a circa il 15% della fascia di età (0-3 anni), con pilotaggio legislativo regionale e gestione affidata ai comuni e a privati accreditati (in parti quasi uguali); la scuola dell’infanzia, che risponde a circa il 95% della fascia di età (3-6 anni), con regia legislativa statale e gestione affidata allo Stato (55%), ai Comuni (15%), al privato paritario (30%).

Ci sono punti di eccellenza pedagogica nei nidi e nelle scuole dell’infanzia italiane, riconosciuti e apprezzati a livello internazionale, da cui ripartire per estendere i livelli di qualità a tutto il sistema educativo per l’infanzia e oltre. Questo sembra l’obiettivo della delega legislativa, una delle nove contenute nel comma 181 dell’articolo unico della legge 107/2015, per promuovere un sistema organico di servizi educativi, integrato in senso verticale (tra nidi e scuole d’infanzia) e orizzontale (tra le diverse forme di gestione: pubblica e privata).

Storicamente il sistema pre-scolastico vede la presenza dei comuni, del privato sociale, dello Stato (unicamente nel settore 3-6). Il decreto legislativo delegato, la cui prima bozza è ormai pronta e dovrebbe essere diffusa prima dell’estate, si pone l’obiettivo di dare regole certe ed essenziali (standard di qualità) per progettare insieme lo sviluppo dei servizi educativi, definire i parametri di un buon funzionamento, regolare i sistemi di controllo e di verifica. La regolazione pubblica del sistema “integrato” (lo Stato fornisce gli indirizzi e le risorse, le Regioni promuovono la qualità, i comuni assicurano l’integrazione sul territorio) appare una contropartita ragionevole per l’erogazione di finanziamenti pubblici al settore privato convenzionato o paritario.

Di fronte alle preoccupazioni di chi teme la creazione di un generico servizio educativo che graviterebbe nell’area dell’assistenza e del welfare, il decreto specifica bene che siamo in presenza di due diverse realtà: i servizi educativi, fino a tre anni, affidato ad “educatrici”, e le scuole dell’infanzia, dai tre ai sei anni, affidate ad insegnanti. Entrambi, però, con una qualificazione universitaria. Si tratta di due strutture distinte, con qualche zona di intersezione: pensiamo alle sezioni primavera per bambini da 24 a 36 mesi, che il decreto intende consolidare ed estendere (ed in cui si può intrecciare la presenza di insegnanti ed educattrici) o alla novità del polo zero-sei anni che potrebbe riguardare alcune situazioni sperimentali ad alta valenza innovativa, un vero e proprio “campus per i bambini”, anche mediante interventi strutturali per edificazione e ristrutturazione di poli, con i fondi dell’edilizia innovativa, fornendo sostegno a progetti-pilota, gestibili da Comuni, Privati, ma anche dallo Stato.

Occorre però un forte messaggio di salvaguardia in positivo dei modelli pedagogici ed istituzionali attuali (nidi e scuole), che caratterizzano il settore. Ad esempio, la scuola dell’infanzia statale dovrà veder migliorati i propri livelli di qualità, attraverso l’adozione di un organico funzionale, fasce di compresenza, coordinamento pedagogico, formazione in servizio per tutti. L’idea guida è che lo “zerosei” consente a tutto il sistema educativo di crescere, di essere valorizzato e sostenuto, per una rinnovata credibilità pedagogica e sociale, anche perché dà risposte di qualità ad una domanda sociale assai diversificata. Non è la scuola dell’infanzia a “scendere” nell’area del welfare, ma il nido a “salire” nell’area dell’educativo. Infatti, dovrà essere il MIUR a pilotare l’intero sistema, a partire dalla elaborazione di “Orientamenti educativi” affidati ad una apposita commissione scientifica.

In definitiva, Investire sullo “zerosei” significa credere nel futuro del nostro paese, nella ripresa dei tassi di natalità, nella vocazione all’accoglienza e alle pari opportunità, nella crescita economica. I genitori italiani devono avere la sicurezza che quando nasce un figlio, anche se cambi città, trovi un nuovo lavoro, metti su famiglia, ci sono un “nido” e una “scuola dell’infanzia” a portata di mano. Questo significa decidere di spostare risorse consistenti verso l’infanzia, anche in misura più consistente di ciò che si intravvede nel decreto legislativo (si partirebbe con un budget aggiuntivo di circa 200 milioni all’anno).

Una volta approvato il decreto legislativo (autunno 2016?) sarà poi necessario definire un Piano pluriennale di azione, per generalizzare e qualificare lo “zerosei”, definire con apposito decreto gli indicatori-standard di qualità, procedere alle necessarie concertazioni tra Stato-Regioni-Enti locali (con le incognite del Referendum costituzionale) e assegnare le relative risorse.

Di Giancarlo Cerini

*Materiali e relazioni in: http://www.frdb.org/page/events/categoria/conferences/scheda/frdb-conference-child-care-policies/doc_pk/11154