Il valore dei servizi ECEC per la società della conoscenza e per la mobilità sociale

I   vantaggi   della   presenza   di   un   sistema   di   servizi   ECEC   coerente   e   innovativo, caratterizzato   da   alti   tassi   di   partecipazione,   non   si   misurano   unicamente   sulla dimensione individuale e famigliare ma anche su un piano prettamente economico. La società  infatti  può  ricavare  dei  benefici  indiretti  dal  perfezionamento  di  tale  sistema.
L’investimento nella cura dell’infanzia ha delle ricadute sulla produttività degli individui una  volta  cresciuti, sul  numero  di  posti  di  lavoro  per  quelle  professioni  che  gravitano attorno a questo sistema di servizi, a cui si aggiungono le risorse risparmiate per il ridotto numero di abbandoni scolastici, bocciature e anni aggiuntivi. Questo  grazie  a  un  sistema  che è  in grado  di  stimolare  al  meglio  le  potenzialità  degli individui  che  lo  compongono  fin  dalla prima  infanzia,  creando  un  circolo  virtuoso fondato  sulla  salvaguardia  del  diritto  a  un pieno  e  completo  sviluppo  delle  proprie attitudini.

Garantire  il  pieno  sviluppo  delle  potenzialità  dell’individuo  rappresenta  uno  dei  principali obiettivi di ogni percorso formativo, nell’ottica di affrancare le persone da situazioni di disagio e difficoltà, dotandole delle risorse necessarie per costruire il proprio destino  e  percorso  di  vita  in  modo  libero  e  autonomo.  Il  perseguimento  di  queste direttrici non può sottovalutare il ruolo delle strutture sociali le quali possono in qualche modo anche limitare la libertà e le opportunità di crescita del singolo.
In  questo  senso  una  società  è  da considerarsi  fluida  nel  momento  in  cui  garantisce  ai propri  membri  la  possibilità  di  modificare  la  propria  posizione  all’interno  della stratificazione  occupazionale  e  del  sistema  di  classi  sociali  vigente.  Quanto  questa possibilità  sia  realmente  garantita  all’interno  dei  moderni  sistemi  societari  resta  una dimensione  rispetto  alla  quale  è  importante  non  smettere  mai  di  interrogarsi,  e  che  ci restituisce in ultima analisi il sostanziale immobilismo delle stesse.

Quanto detto sopra è stato preso in considerazione dal governo del Regno Unito con la presentazione nel gennaio del 2009 del White Paper “New Opportunities. Fair Chances for the Future”. Il documento si pone come obiettivi il supportare e il favorire la mobilità sociale del paese e, per arrivare a questo, si ritiene doveroso intervenire a favore delle famiglie, dei giovani che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro e dei bambini fin dai primi anni di vita. Il governo intende quindi potenziare i servizi dediti all’infanzia, cercando di garantire l’istruzione anche della fascia 0-3 in tutto il territorionazionale.
Il governo italiano, con il disegno di legge n.1260 della “Buona scuola” presentato dal governo il 27/02/15, punta tra le diverse cose ad un ripensamento della scuola d’infanzia in quanto si sostiene che tale cambiamento possa avere delle ricadute positive anche nel combattere le disuguaglianze sociali. Viene proposto pertanto di fornire un servizio che possa essere usufruito da una percentuale maggiore di quella che attualmente può accedere ai nidi pensando ad un sistema integrato 0-6 che si pone in continuità con la scuola elementare. La necessità di investire nella scuola a tutti i livelli al fine di garantire una maggiore mobilità sociale era stata sollecitata anche dalla serie “Politiche migliori” dell’OCSE del 2012. Nel documento si parla pertanto di adottare una combinazione di politiche sociali, dell’istruzione e del mercato del lavoro per ridurre le disuguaglianza economiche e sociali.
A dimostrazione di quanto sostenuto finora è opportuno citare un recente studio il quale costata che nei paesi Ocse nei quali si è investito nei servizi d’infanzia la povertà infantile è inferiore di circa quattro volte rispetto ai paesi nei quali ciò non è avvenuto.
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Infanzia: Diversi studi confermano l’importanza dei servizi ECEC per lo sviluppo del fanciullo

La convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia approvata nel 1989 riconosce nell’infanzia un periodo unico nella vita dell’individuo che necessita di particolari attenzioni. Fra i diritti sanciti dalla convenzione, non a caso, ritroviamo anche il diritto all’educazione quale mezzo per “favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità”.
Per poter fare ciò è necessario, innanzitutto, individuare le principali fasi di sviluppo del bambino a cui indirizzare poi i primi interventi formativi mirati. A questo proposito le evidenze empiriche confermano l’importanza di uno sviluppo sano durante i primi anni di vita, sottolineando come la precoce attivazione di percorsi educativi risulti positivamente correlata con una formazione sana della personalità del bambino e maggiori chance di successo scolastico.

A questo proposito è possibile fare riferimento a studi come quello condotto da un gruppo di ricercatori americani che hanno evidenziato la positiva correlazione tra la partecipazione a servizi prescolastici e le performance scolastiche durante il primo ciclo di studi.
Secondo queste ricerche, è registrabile un legame diretto tra un’adeguata baby-84626__180cura dei bambini e i servizi prescolastici con i risultati dell’apprendimento di lettura e scrittura. Uno studio longitudinale analogo, condotto tra il 1998 e il 1999 su gruppi di bambini della scuola d’infanzia statunitense, ha dimostrato il legame tra il tasso di partecipazione ai servizi prescolastici e un più facile approccio all’apprendimento rispetto alle capacità di scrittura e di calcolo.

Dallo studio emerge in particolare come i bambini che hanno frequentato almeno un anno in un servizio ECEC o un periodo in un servizio che li preparava all’entrata nella scuola, siano più bravi nell’imparare a leggere e a contare a cui vanno aggiunti i vantaggi in termini di sviluppo della personalità e aumento delle chance di successo scolastico soprattutto nei casi di bambini che provengono da situazioni di svantaggio socio-economico.

I principali contributi che vanno a supportare queste rilevazioni provengono dalla Mind Brain Education (MBE), una nuova branca disciplinare, nata dal dialogo tra psicologia dello sviluppo, neuroscienze cognitive, filosofia della mente e scienze dell’educazione. Grazie agli studi in questo campo, definito, sappiamo che la maggior parte dello sviluppo intellettivo avviene prima dei sette anni.

La formulazione delle teorie riguardanti lo sviluppo cerebrale partono dal presupposto che l’apprendimento risieda nella capacità del cervello di reagire in maniera adattiva all’ambiente, cambiando le proprie strutture e andando così a modificare sia il comportamento che le facoltà cognitive. Partendo da questa considerazione epistemologica, le ricerche ci mostrano che, entro il secondo anno di vita, si sviluppano le principali connessioni neuronali destinate a condizionare poi l’intera esistenza dell’individuo (Shore (1997); Perry (2000), Gogtay et al. (2004); Sowell (2004)). La formazione di tali connessioni è influenzata non solo dall’alimentazione e dallo stato di salute ma anche dal numero e dal tipo di interazioni che il bambino attiva con l’ambiente che lo circonda.

girl-907931_960_720Boris Cyrulnik, medico e biologo francese, ha studiato per anni l’empatia una particolare competenza che permette agli individui di concentrarsi anche su chi lo circonda, superando l’autocentrismo che considera principalmente il proprio sé. Cyrulnik, attraverso i suoi studi, ha dimostrato che gli ormoni sessuali e della crescita risultano essere collegati in diversi modi proprio alla capacità empatica, alla resilienza10 e in generale all’interesse verso gli altri esseri umani. Secondo le sue teorie, un bambino trascurato dagli adulti che lo circondano può arrivare a riportare un ritardo nello sviluppo neurale anteriore. Le carenze affettive e il funzionamento corretto del cervello vengono così concepiti come altamente correlati. Allo stesso modo, l’incapacità di riconoscere i comportamenti altrui, come effetto dell’isolamento vissuto nei primi anni di vita, può portare a vivere un costante sentimento di paura che agisce direttamente sui processi di apprendimento che ne risultano inibiti. A partire così da una mancata o insufficiente interazione con il mondo esterno, e in particolare con figure adulte significative, si giunge a compromettere lo sviluppo di determinate capacità cognitive.

Secondo J. Bolwlby l’empatia risulta strettamente correlata all’attaccamento sviluppato a partire dalle prime relazioni tra il neonato e chi si prende cura di lui. Allo stesso tempo l’empatia è congruente anche con la capacità di prendersi cura, come osserva Martin Hoffman; queste due abilità si rafforzano a vicenda pur essendo disposizioni indipendenti. Dalle neuroscienze emerge così che: empatia, attaccamento e aver cura dell’altro costituiscono un circolo affettivo che si autoalimenta e si amplifica estendendosi oltre i confini dell’ambiente familiare e sociale dell’individuo.
Emerge, così chiaramente, la centralità che assumono le figure significative, un tempo rappresentate principalmente dai genitori ma che neglikids-1235091__180 ultimi decenni si sono sempre più differenziate, chiamando in causa anche insegnanti o altri professionisti a cui i bambini vengono affidati. In quest’ottica risulta fondamentale la riflessione sul profilo che dovranno assumere tali figure e sulla loro capacità di corrispondere alle esigenze mosse dai bambini e dalle peculiarità delle loro diverse fasi di sviluppo.

Il corpus di teorie sulla natura dei bambini, il loro sviluppo e apprendimento perfezionate da studiosi come Johann Pestalozzi (1800), Friedrich Frobel(1800), John Dewey (1900) e Maria Montessori (1900), hanno contribuito alla nuova configurazione degli istituti prescolastici concepiti quali estensione dell’ambiente familiare ideale. Grazie alle suggestioni introdotte da questi pedagogisti, i curricula sono stati arricchiti dagli approcci “incentrati sullo sviluppo”, integrato poi da Montessori che ha sottolineato l’importanza della “focalizzazione sul bambino”. Le attività ludiche, costruite sul principio “dal più vicino al più lontano” vengono così progettate come attività di scoperta, attraverso l’utilizzo di oggetti concreti e materiali diversi. Anche il momento del gioco, viene così progettato prestanto una particolare attenzione ai diversi ritmi di sviluppo e alle motivazione intrinseche dei bambini. A queste indicazioni generali, Frobel e Dewey hanno aggiunto l’introduzione di attività o progetti della vita reale, si tratta di strategie definite “autentiche”, con lo scopo specifico di introdurre delle pratiche culturali del mondo degli adulti nei curricula della prima infanzia.

Ruolo decisivo hanno avuto in questo senso anche i contributi, sviluppati nella prima metà del Novecento, da Jean Piaget e Lev Vygotskij che hanno proposto invece una visione dell’apprendimento come processo attivo e costruttivo, nonché interattivo e culturalmente influenzato.

Partecipare a programmi appositamente progettati per stimolare il proprio livello di sviluppo rappresenta, come abbiamo visto, un’opportunità per i bambini che risultano agevolati sia per quanto riguarda lo sviluppo delle principali abilità cognitive, ma anche per quanto riguarda la strutturazione di una personalità stabile, in grado di provare empatia e sicurezza nell’apprendimento.

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Servizi all’infanzia: i bonus bebè non saneranno gli enormi deficit!

Paolo Pagliaro fa il punto sulla situazione in Italia degli asili nido.

Dall’ultima rilevazione Istat emerge come ad investire di più sui servizi all’infanzia siano i paesi che maggiormente hanno un miglior ritorno sia dal punto di vista dei futuri esiti scolastici che della riduzione delle disuguaglianze.

L’Italia non è tra i paesi più virtuosi, solo 13% del totale dei bambini di età da 0 a 2 anni usufruisce dei servizi all’infanzia senza tralasciare il grosso limite scaturito dalle forti differenze territoriali, questa media scende di quasi 9 punti al sud dove solo il 4% usufruisce di questi servizi contro il 18.5%  nel centro Italia. Ancora più desolante è la differenza della spesa pro capite stanziata dai comuni che va dai 237 euro nell’ Emilia Romagna ai 20 euro della Calabria.  Questa avvilente riduzione di spesa da parte dei comuni viene compensata da un aumento della compartecipazione economica delle famiglie che però non risolve l’enorme problematica della carenza di strutture.

È ormai dimostrato come gli asili nido contribuiscano ad un  maggiore sviluppo psicologico del bambino e a migliorare la qualità dell’intero percorso di vita delle persone a partire dalla possibilità di conciliare vita privata e lavoro. Ben vengano i bonus bebè, ma mettere più soldi in tasca alle famiglie non sanerà l’enorme deficit di strutture, afferma l’economista Stefano Micossi, serve un servizio differente, attivo anche nei mesi estivi e che si rimodula a partire da orari più lunghi, occorre una più capillare presenza sul territorio dei servizi pediatrici di sostegno e ancora politiche più comprensive che tengano conto di una maggiore flessibilità nei luoghi di lavoro.

8 E MEZZO 23 MAGGIO 2016

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